25 aprile 2017
Aggiornato 08:30
La prima tappa della visita del 25 marzo

Il Papa a Milano: prima tappa le Case Bianche, e dice no alla manutenzione straordinaria

Papa Francesco ha scelto come prima tappa milanese le Case Bianche di via Salomone, periferia est, palazzoni di edilizia popolare costruiti nel 1977, in cui vivono 477 famiglie, oltre 200 anziani, e il 18% della popolazione è straniero.

MILANO - Un ascensore bloccato, durante la visita dell'arcivescovo Angelo Scola, che costringe a scendere a piedi 9 piani di scale. Il racconto di quell'episodio forse ha spinto Papa Francesco a scegliere le Case Bianche di via Salomone, periferia est di Milano: questi palazzoni di edilizia popolare, costruiti nel 1977, saranno la prima tappa della sua visita del 25 marzo. Qui vivono 477 famiglie, oltre 200 anziani, il 18% della popolazione è straniero e non mancano le difficoltà, aggravate dalla mancanza di manutenzione del quartiere, gestito dall'Aler.

I problemi del mondo in queste case
Giorgio Sarto da più di 10 anni presta servizio per la Caritas nell'unità pastorale della zona, che comprende 6 parrocchie: dentro le Case Bianche gestisce un centro per anziani. «All'interno di questi quartieri vivono famiglie con grossi problemi: moltissimi sono anziani, con difficoltà legate all'età, ci sono anziani che pur non vivendo soli hanno grossi problemi con la famiglia. Ci sono famiglie con problemi di mancanza di lavoro, nel crescere ed educare i figli, con conseguente abbandono scolastico e di minori che si organizzano in bande».

«No alla manutenzione straordinaria»
Il Papa incontrerà 2-3 famiglie e la popolazione, davanti alla statua della Madonnina: per conoscere il quartiere com'è ha detto no alla manutenzione straordinaria, anche se per l'occasione le buche in strada sono state tappate. «Il Papa vedrà quello che c'è e io sono molto speranzoso che questa visita dia dei frutti, il primo dare speranza a noi, facendo cadere le barriere tra generazioni, nazionalità e fedi e forse un messaggio alle istituzioni, che diano risposte e più dignità alla persona. Questo piccolo quartiere deve essere il segno di riscatto di tutti i quartieri di edilizia popolare di Milano».

«Un quartiere di periferia, ma non un ghetto»
Un quartiere di periferia, ma non un ghetto; un posto che soffre l'abbandono ma è aperto alla città: per conoscerlo meglio i Gatti Spiazzati, gruppo di senza tetto che ha scritto la guida «I gatti di Milano non toccano terra», ha organizzato delle camminate gratuite e aperte a tutti. Il tour parte dalla chiesa di san Galdino, dove le locandine, insieme alle transenne ammucchiate ai bordi delle strade, sono gli unici segnali del prossimo arrivo di Papa Francesco: alla guida del gruppo c'è Aldo Scaiano, presidente dell'associazione ed esodato. Il racconto parte dalle origini storiche del quartiere, la figura di Galdino, vescovo ai tempi di Barbarossa, la costruzione dell'antica abbazia e la grangia di Monluè da parte dell'ordine degli Umiliati che bonificarono le paludi, poi la nascita del borgo di Ponte Lambro, lo sviluppo industriale dei primi del '900 con le fabbriche aeronautiche Caproni-Taliedo e la costruzione durante il Fascismo delle Case minime della Trecca, demolite negli anni Settanta per fare posto alle Case Bianche.