26 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Università e ricerca

Torino, l'ironia dissacrante dello studente del Poli diventa virale

Per un minuto ha preso in giro il rettore, i professori, ma anche la sindaca di Torino, Chiara Appendino e il ministro per lo Sviluppo, Massimo Calenda che hanno assistito all'apertura dell'anno accademico con un discorso dalla tinte idilliache sul sistema Italia

TORINO – Per un minuto ha preso in giro il rettore del Politecnico di Torino, i professori dell'Ateneo, ma anche la sindaca, Chiara Appendino e il ministro per lo Sviluppo, Carlo Calenda che hanno assistito all'apertura dell'anno accademico. Marco Rondina, il rappresentante degli studenti del PoliTo, ha aperto il suo discorso con una descrizione idilliaca dell'Italia e del suo sistema d'istruzione, arrivando a sostenere che «la disoccupazione, specialmente quella giovanile, è prossima allo zero e l’ultima riforma del mercato del lavoro ha ridato alla nostra generazione la stabilità necessaria per immaginarsi un futuro».

Cosa vuol dire togliere risorse all'Università
Arrivato a quel punto però, lo studente si è interrotto, ha sorriso e ha spiegato: «Questo è il discorso che avrei voluto fare. Questo è il discorso che tutti vorremmo ascoltare. Come ben sapete, però, la situazione che stiamo vivendo è decisamente diversa». Rondina ha quindi sviluppato la sua critica: «Nonostante l’Università soffra di una gravissima carenza di risorse, sia per la didattica che per la ricerca, dobbiamo avere il coraggio di denunciare che, nessuno dei governi che si sono susseguiti negli ultimi anni ha realmente voluto invertire la rotta: esistono ancora dei vincoli di turn-over, gli stessi che hanno causato un drastico calo della docenza e che hanno reso il precariato una realtà sempre più stabile. Meno professori significa minor capacità ricettiva e una peggiore qualità di didattica e ricerca».

«Si distruggono i sogni di una intera generazione»
Il punto forse più grave, per il rappresentate degli studenti è che sempre meno suoi colleghi «hanno fiducia nel proprio futuro: oltre a rimanere l’ultimo paese europeo per percentuale di laureati, le immatricolazioni sono in costante calo da anni. Davanti ad una simile situazione, invece di favorire la transizione dalla scuola superiore all'Università, vediamo spuntare in tutta Italia sempre più restrizioni all'accesso che hanno l’unico effetto di distruggere i sogni di una intera generazione».