26 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Terremoto Centro Italia

Terremoto, ora a spaventare sono anche gli sciacalli

E' arrivato il primo arresto per sciacallaggio nei confronti di un pregiudicato napoletano. Attivati servizi anti antisciacallaggio delle Forze dell'Ordine. Il Procuratore nazionale antimafia Roberti: «Rischio infiltrazioni ma contrasto consolidato».

AMATRICE - Oltre a piangere i morti e a vivere con il terrore di nuove scosse, gli abitanti dei paesi colpiti dal terremoto del centro Italia temono episodi di sciacallaggio nelle abitazioni che hanno dovuto abbandonare, alcune distrutte dal sisma, altre abbandonate per sicurezza e dichiarate comunque inagibili.

Rinforzi delle forze dell'ordine
Ad Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e Arquata sono arrivati rinforzi di polizia e carabinieri anche per prevenire episodi di questo tipo, e c'è stato già un arresto. Emanuela Cervellera, comandante della compagnia dei carabinieri di Cittaducale.

Il primo arresto: un pregiudicato napoletano
«In questo momento sono attivi una serie di servizi di antisciacallaggio poiché ci occupiamo non solo della sicurezza delle tendopoli, ma anche delle case abbandonate, perché tutte le frazioni sono rimaste disabitate. Il servizio sta avendo effetti positivi perché a Retrosi, frazione di Amatrice, è stato arrestato un pregiudicato napoletano in trasferta apposta per compiere atti di sciacallaggio». I cittadini credono che sarà impossibile prevenire episodi di questo tipo, se già sono iniziati a pochi giorni dal terremoto.

Roberti: «Rischio infiltrazioni ma contrasto consolidato»
I rischi di infiltrazioni per la ricostruzione post-terremoto «sono sempre alti, ma l'esperienza drammatica del sisma a L'Aquila ci lascia anche un modello importante che ha funzionato bene. Un modello costruito da tutti insieme, dal lavoro della Procura distrettuale della città colpita, dal monitoraggio della Procura nazionale antimafia, dagli uffici giudiziari competenti e naturalmente dall'Anticorruzione. Abbiamo alle spalle gruppi di contrasto consolidati, esperienza, attività importanti. E abbiamo il modello dell'Aquila, che ha funzionato. Siamo pronti». Lo dice in un'intervista a La Repubblica il procuratore nazionale antimafia Franco Roberti.

«Molto da approfondire»
«Vedo che anche qui nel 2016 sono tanti gli edifici sbriciolati, anche pubblici. Troppi. L'esperienza e le acquisizioni scientifiche e giudiziarie - spiega Roberti - ci dicono che se una casa è costruita bene, se sono state rispettate le norme anti sismiche, di fronte a un evento drammatico quel corpo di fabbrica può lesionarsi, incrinarsi: ma non può polverizzarsi e implodere. Ecco perché, senza azzardare previsioni, immagino ci sia molto da approfondire».
«L'Anticorruzione fa bene il suo lavoro di prevenzione della corruzione, nella acquisizione e gestione degli appalti. Mentre la procura nazionale svolge il suo monitoraggio sugli eventuali collegamenti mafiosi delle imprese che concorrono agli appalti», conclude il procuratore.