30 aprile 2017
Aggiornato 14:30
La lotta al terrorismo

Nelle carceri italiane 26 imam vicini alla radicalizzazione

Dei 148 che operano nelle patrie galere una 30ina sono finiti nel mirino del Nic (Nucleo investigativo centrale), la centrale investigativa dell'Amministrazione penitenziaria

ROMA – Su 148 imam che operano nelle carceri italiane, 26 sono finiti nel mirino del Nic (Nucleo investigativo centrale), la centrale investigativa dell'Amministrazione penitenziaria chiamata a identificare i detenuti radicalizzati che svolgono proselitismo all'interno delle prigioni propagandando tesi violente ed estremiste. Lo ha rivelato il Giornale in un articolo a firma di Gian Micalessin che è venuto in possesso di uno degli 11 allegati segretati alla relazione sul «contrasto della radicalizzazione violenta in carcere di matrice confessionale» preparata dal Dipartimento amministrazione penitenziaria e presentata dal premier Paolo Gentiloni nella conferenza stampa del 6 gennaio scorso.

14 i più pericolosi
Nella loro attività di monitoraggio e schedatura di coloro che guidano la preghiera islamica all'interno delle strutture carcerarie, gli investigatori hanno elencato le loro generalità, il Paese di origine (la maggior parte viene dal Nord Africa), i precedenti penali e le note redatte dal personale penitenziario che li ha incontrati e sorvegliati. Dei 26 imam ritenuti pericolosi dal Nic, 14 sono monitorati ad «alto» livello: sono ritenuti i più pericolosi di tutti perché hanno già commesso reati connessi al terrorismo internazionale o hanno mostrato particolare interesse per atteggiamenti rivolti al proselitismo alla radicalizzazione e al reclutamento di nuovi terroristi. Altri 8 imam vengono «attenzionati» perché potrebbero essere vicini all'ideologia jihadista e attivi a livello di proselitismo e reclutamento, mentre i restanti 4 sono stati «segnalati» ovvero sono ancora in corso gli accertamenti per capire se inserirli al primo o secondo livello o esentarli da altre verifiche.

C'è anche un fiancheggiatore di Anis Amri
Fra i documenti riservati di cui il Giornale è venuto in possesso ci sarebbe anche una informativa su Hmidi Saber, il tunisino 32 enne che ha ricevuto un mandato d'arresto in carcere, dove si trovava per aver tentato di sparare a un agente, perché sospettato di legami con Anis Amri, il terrorista autore della strage dei mercatini di Natale di Berlino. Di lui gli agenti della Penitenziaria hanno scritto: «Il detenuto ha posto in essere comportamenti problematici, sintomatici di uno scarso adattamento al contesto penitenziario sin dalla data d'ingresso in questa sede».

Imam spacciatori e stupratori
Poi c'è il marocchino Hamil Mehdi, accusato di addestramento e attività con finalità di terrorismo arrestato a Cosenza nel gennaio del 2016 dopo un viaggio in Turchia durante il quale tentò di raggiungere le zone siriane controllate dallo stato Islamico, ma anche il tunisino Lamjed Ben Kraiem. Quest'ultimo è stato fermato a Trapani nel luglio del 2013 per traffico di armi e droga e sulla sua scheda sarebbe segnalata la sua capacità di porsi «in modo evidente come guida spirituale conducendo la preghiera insieme ad altri detenuti e compagni di camera». Infine viene riportato il nome di Ouerghi Nabil, 44 anni tunisino, in carcere a Piacenza per stupro di una 16enne e spaccio di droga: «Al suo ingresso in istituto - si leggerebbe nelle carte del Giornale - ha assunto un ruolo di leader e di promotore di richieste a nome dei detenuti islamici della sezione di appartenenza chiedendo di creare una sala preghiera collettiva da poter utilizzare due volte al giorno».