26 marzo 2017
Aggiornato 22:30
Gabrielli: rischio attentati significativo

Terrorismo, arrestato tunisino affiliato ad Ansar Al-Sharia. Reclutava in carcere

Il tunisimo Hmidi Saber, 32 anni, detenuto a Rebibbia, è stato arrestato con l'accusa di terrorismo e proselitismo. Si pensa sia affiliato ad Ansar Al-Sharia, gruppo fiancheggiatore dell'Isis

ROMA - E' il tunisino Hmidi Saber, 32 anni, detenuto a Rebibbia, il destinatario del provvedimento di custodia cautelare con l'accusa di terrorismo e proselitismo, notificato questa mattina in carcere. Lo ha riferito Mauro Fabozzi, capo della Squadra Mobile di Roma, nel corso di una conferenza stampa in Questura. Saber, in Italia dal 2011, sposato con una italiana e padre di una bambina, era stato arrestato nel 2014 con l'accusa di tentato omicidio, ricettazione, porto abusivo di arma da fuoco, lesioni, violenza e resistenza a pubblico uffciale.

Già oggetto di un controllo
Nel novembre 2014, Saber, alla guida di un'auto, era stato fermato, assieme a un'altra persona, da una pattuglia della polizia, a un posto di blocco a Morena, nei pressi di Roma. Nel corso del controllo, il tunisino aveva tirato fuori una pistola e l'aveva puntata contro i poliziotti, ma l'arma si era inceppata. Dopo una collutazione con gli agenti, Saber e il suo compagno erano riusciti a scappare. Il giorno dopo, gli agenti hanno rintracciato Saber e lo hanno arrestato.

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La bandiera di Ansar Al-Sharia
Dalla perquisizione nella sua abitazione, oltre a una trentina di cellulari e pc, bottino di vari furti, sono spuntate fuori armi, pallottole e una bandiera del gruppo salafita Ansar Al-Sharia, fiancheggiatore dell'Isis. Il materiale raccolto durante le perquisizioni ha convinto gli investigatori a iniziare un monitoraggio continuo di Saber, condannato a 3 anni e 8 mesi di detenzione. «Le indagini sono scattate dopo il ritrovamento del vessillo del gruppo terrorista Ansar Al-Sharia e dopo l'analisi dei computer trovati in casa di Saber dove erano stati scaricati video di combattenti dell'Isis», ha spiegato Fabozzi sottolineando che è iniziato lo scambio e l'incrocio di informazioni tra le forze dell'ordine e assieme alla polizia penitenziaria è partito il monitoraggio del tunisino nei vari istituti di pena dove è stato spostato. «In più di una circostanza, Saber ha detto che una volta libero si sarebbe trasferito in Siria con la famiglia per combattere sotto l'egida dell'Isis», ha aggiunto Fabozzi.

Radicalizzazione
Nel corso del monitoraggio, durante la sua detenzione, «Saber si è rivelata persona violenta e pressante nei confronti degli altri carcerati con una continua opera di radicalizzazione e proselitismo. In alcuni casi ha usato violenza contro gli agenti penitenziari, in altri, ha minacciato di tagliare la testa agli altri detenuti, di fede religiosa diversa o che non volevano convertirsi», ha spiegato Augusto Zaccariello, comandante del nucleo investigativo della polizia penitenziaria.

Gabrielli: il rischio attentati è significativo
«Dobbiamo continuare a vivere la vita di tutti i giorni sapendo che c'è un rischio significativo. Vorrei trasmettere un messaggio di 'sicurezza tranquilla'. Ci deve essere la consapevolezza che il rischio c'è, che ci sono degli apparati di sicurezza che stanno funzionando, ma la gente deve continuare a fare la propria vita». Così il capo della Polizia, Franco Gabrielli, nel corso dell'audizione in commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie a proposito del rischio attentati terroristici nel nostro Paese.