29 maggio 2017
Aggiornato 02:00
Viaggi Apostolici

Papa Francesco in Svezia per i 500 anni di Lutero

Le parole di Francesco alla Civiltà Cattolica, alla vigilia del viaggio in Svezia, suonano anche come una risposta a dubbi e polemiche che accompagnano da mesi, in una parte della Chiesa, l’annuncio della sua presenza alla «commemorazione» della Riforma.

La Basilica di San Pietro (© Shutterstock.com)

CITTÀ DEL VATICANO - «Mi vengono in mente adesso le Congregazioni Generali prima del Conclave e quanto la richiesta di una riforma sia stata viva e presente nelle nostre discussioni...». Papa Francesco vola a Lund, in Svezia, lunedì e martedì, per commemorare, insieme alla Federazione luterana mondiale, i 500 anni della Riforma protestante avviata dal monaco agostiniano Martin Lutero nel 1517. E in un'intervista rilasciata al gesuita svedese Ulf Jonsson, e pubblicata oggi in Italia dalla Civiltà cattolica, quindicinale dei gesuiti guidato da Antonio Spadaro, sottolinea i meriti del Riformatore per eccellenza, a lungo visto come il fumo negli occhi dalla galassia cattolica.

Due le parole scelte da Jorge Mario Bergoglio. «Scrittura», perché Lutero, che per primo tradusse la Bibbia in lingua vernacola in modo che tutti i fedeli potessero leggere personalmente la «Parola di Dio», «ha fatto un grande passo per mettere la Parola di Dio nelle mani del popolo», ha detto il Pontefice argentino. E, seconda parola, «riforma»: «All'inizio quello di Lutero era un gesto di riforma in un momento difficile per la Chiesa», spiega Francesco. «Lutero voleva porre un rimedio a una situazione complessa. Poi questo gesto - anche a causa di situazioni politiche, pensiamo anche al cuius regio eius religio - è diventato uno "stato" di separazione, e non un 'processo' di riforma di tutta la Chiesa, che invece è fondamentale, perché la Chiesa è semper reformanda», va sempre riformata. Quello che il Papa gesuita, erede di un ordine religioso nato in contrappunto alla Riforma protestante, cerca incessantemente di fare sin dal Conclave che lo elesse successore di Pietro.

Il Papa parte lunedì 31 ottobre da Roma e giunge alle 11 all'aeroporto di Malmo, nel sud della Svezia, accolto dal primo ministro svedese Stefan Loefven. Il Papa pranza in privato, mentre si svolgono, per l'occasione, due pranzi di onore, uno offerto dallo stesso premier al cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, segretario di Stato, e uno offerto al cardinale Kurt Koch, presidente del pontificio consiglio ecumenico, dalla Federazione Luterana Mondiale. Dopo una visita, nel primo pomeriggio, alla famiglia reale svedese, nel palazzo Kungshuset di Lund, Francesco si avvia ai due appuntamenti-clou della visita. Prima, nella cattedrale luterana di Lund, vicina al palazzo reale, una preghiera ecumenica, alle 14.30, e poi l'evento ecumenico organizzato alla Malmo Arena, dove, a conclusione, il Papa incontrerà le trenta delegazioni protestanti presenti, da vari paesi del mondo.

La città di Lund è stata scelta perché qui ha sede la Federazione Luterana Mondiale e il viaggio papale intende commemorare non solo il 500esimo anniversario della Riforma ma anche i 50 anni di dialogo tra questa federazione e la Santa Sede. Poiché l'unica diocesi e la nunziatura apostolica in Svezia sono a Stoccolma, il Papa pernotta in un centro di ricerca medica vicino Lund dove la conferenza episcopale è solita riunirsi.

Il secondo e ultimo giorno del viaggio, martedì primo novembre, Ognissanti, dedicato alla comunità cattolica, il Papa celebra messa nello Swedbank Stadion di Malmo. «All'inizio - spiega il Papa nell'intervista pubblicata oggi dalla Civiltà cattolica - non prevedevo di celebrare una Messa per i cattolici in questo viaggio: volevo insistere su una testimonianza ecumenica. Poi ho riflettuto bene sul mio ruolo di pastore di un gregge cattolico che arriverà anche da altri Paesi vicini, come la Norvegia e la Danimarca. Allora, rispondendo alla fervida richiesta della comunità cattolica, ho deciso di celebrare una Messa, allungando il viaggio di un giorno. Infatti volevo che la Messa fosse celebrata non nello stesso giorno e non nello stesso luogo dell'incontro ecumenico per evitare di confondere i piani. L'incontro ecumenico va preservato nel suo significato profondo secondo uno spirito di unità, che è il mio». Alle 12.30, Francesco parte dal locale aeroporto e arriva a Roma per le 15.30.

Il viaggio del Papa prende il nome dal rapporto pubblicato nel 2013 dalla Commissione internazionale cattolica-luterana sull'unità, «Dal conflitto alla comunione». Un conflitto che alcuni, dentro la Chiesa cattolica come dentro la galassia protestante, non hanno ancora digerito.

Per il cardinale tedesco Gerhard Ludwig Mueller, ad esempio, prefetto della congregazione per la Dottrina della fede, «i cattolici non hanno nulla da festeggiare» per la data del 31 ottobre del 1517 che segna l'inizio della «divisione» nella Chiesa. Gli ha risposto a distanza, con garbo, un altro cardinale, lo svizzero Kurt Koch, dapprima minimizzando con una battuta («Festeggiare in italiano e in tedesco non significa la stessa cosa... in italiano si può festeggiare tutto!»), poi, più serio, spiegando, nel briefing in Vaticano per la presentazione del viaggio, che il documento congiunto del 2013 tocca tre punti diversi del rapporto cattolico-luterano: la gratitudine per i passi avanti compiuti, «e questo lo possiamo festeggiare», la speranza di farne altri, «e questo pure possiamo festeggiare», e la considerazione che Lutero non intendeva dividere la Chiesa ma riformarla, «ma non è stato possibile, alla fine vi sono state divisioni e una orribile guerra confessionale: su questo non festeggiamo ma è un tema da approfondire per andare avanti».

Il dialogo ecumenico, d'altronde, ha avuto accelerazioni e rallentamenti. «Negli anni Ottanta nessuno avrebbe creduto che luterani e cattolici sarebbero stati capaci di raggiungere un accordo sulla questione della giustificazione, come è avvenuto nel 1999 (a firmare il testo per i cattolici, l'allora cardinale Joseph Ratzinger), e solo pochi anni fa se si fosse parlato di una commemorazione comune dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero molti avrebbero detto: impossibile», ha sottolineato nel corso dello stesso briefing il pastore Martin Junge, Segretario Generale della Federazione Luterana Mondiale: «Questo mi dice che le cose impossibili a volte diventano possibili». Per sgombrare ogni dubbio dal campo, il direttore della sala stampa vaticana, Greg Burke, ha chiarito, da parte sua: «Penso che anche Benedetto avrebbe fatto un viaggio simile, una commemorazione, è logico data la lunga preparazione di questo evento».