29 maggio 2017
Aggiornato 02:00
Dossier «Il paese di Pollicino» di Save the Children

In Italia 1 bimbo su 4 a rischio povertà

Il 22,6% dei bambini italiani, quasi uno su quattro, è a rischio povertà, con uno spread rispetto agli adulti dell' 8,2%, uno dei più alti in Europa. Tra i più colpiti, i bambini con un solo genitore, tra i quali quasi 1 su 3 è a rischio povertà

ROMA - Il 22,6% dei bambini italiani, quasi uno su quattro, è a rischio povertà, con uno spread rispetto agli adulti dell' 8,2%, uno dei più alti in Europa. Tra i più colpiti, i bambini con un solo genitore, tra i quali quasi 1 su 3 è a rischio povertà, e i figli delle giovani coppie, dove il rischio povertà colpisce quasi un minore su 2. Sono gli allarmanti dati del nuovo dossier «Il paese di Pollicino» di Save the Children che, per tutto il mese di maggio, lancia la campagna «Ricordiamoci dell'infanzia», con le foto di tre bambini che impersonano il premier Monti e i ministri Fornero e Passera da piccoli. Tra le azioni di sensibilizzazione un grande evento il 25 maggio a Roma, altri eventi in 13 città, un appello al Governo.

Secondo il rapporto gli adulti italiani si sono dimenticati dei bambini. «Altrimenti - sostiene Save the children - il nostro Paese sarebbe già corso ai ripari di fronte ai dati drammatici che ci posizionano ai primi posti della classifica europea sul rischio povertà minorile, e alla loro escalation negli anni»: 1 minore su 4 oggi, pari al 22,6% dei bambini che sono nel nostro paese, è a rischio povertà, vive cioè in famiglie con un reddito troppo basso per garantirgli ciò di cui avrebbe bisogno per un sano e pieno sviluppo psichico, fisico, intellettuale e sociale. Un dato che è il più alto degli ultimi 15 anni - con una crescita del 3,3% rispetto al 2006 - e che ha uno spread, un differenziale rispetto agli adulti a rischio povertà, dell'8,2% (gli over diciotto in condizione di forte disagio economico sono infatti il 14,4% della popolazione italiana).

Un dato che schizza a livelli mai registrati finora nel caso di bambini figli di madri sole - per i quali l'incidenza di povertà sale al 28,5% - e nel caso in cui il capofamiglia abbia meno di 35 anni: in questi nuclei 1 figlio su 2 è a rischio povertà. Il Sud e le Isole sono le aree del paese a più alta incidenza di povertà, che raggiunge rispettivamente quasi il 40% (con quasi 2 minori ogni su 5 a rischio povertà) e il 44,7%.

E l'aumento della povertà si intensifica in famiglie con figli - A fronte di ciò l'Italia, prosegue il rapporto, è agli ultimi posti in Europa per finanziamenti a favore delle famiglie, infanzia e maternità con l'1,3% del Pil contro il 2,2% della media europea. Mentre purtroppo vanta altri primati negativi - dall'evasione fiscale alla corruzione - che, negli anni hanno sottratto risorse preziose alle centinaia di migliaia di minori che ne avrebbero avuto diritto e bisogno. «Mentre si parla tanto e giustamente dello spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi mai si sente parlare di quest'altro spread che riguarda la povertà e in particolare, la povertà minorile. I dati ci dicono infatti che negli ultimi 15 anni, con un intensificarsi del fenomeno fra il 2006 e il 2010, la povertà ha colpito più di tutti e con crescente intensità i bambini», spiega Valerio Neri, direttore generale Save the Children Italia.

Se la povertà minorile dunque è costantemente aumentata negli anni, e molto più di quella degli adulti, dal 2006 al 2010, cioè in coincidenza con l'esplosione della crisi economica, è in notevole aumento anche l'intensità della povertà, passata dal 28,1% del 2006 al 35,1% del 2010 (+7%), mentre nelle famiglie senza minori è cresciuta nello stesso arco di tempo di appena un punto e mezzo (dal 25,1% al 26,7%) e avrebbe conosciuto anzi una leggera flessione dal 2008 (-1,5%), documenta il dossier «Il paese di Pollicino».

L'identikit dei bimbi più a rischio povertà riguarda in primis bambini con un solo genitore (il 28,5% degli under diciotto), che sono i più esposti alla povertà e in queste famiglie l'intensità della povertà è maggiore di quasi 10 punti rispetto alle coppie con figli minori (43,6% contro 34,4%), con un aumento del 15% rispetto a quindici anni fa e di quasi 8 punti percentuali rispetto al 2006.

Ma forse il più inedito volto della povertà minorile sono le coppie di trentenni con figli: se infatti l'incidenza della povertà nelle famiglie con minori è in media del 21,5%, il dato schizza al 47,8% nel caso di coppie con meno di 35 anni con figli. Un dato cresciuto di 10 punti percentuali negli ultimi 15 anni. «Qui abbiamo famiglie con capofamiglia sotto i 35 anni che magari hanno un contratto di lavoro precario», commenta Raffaela Milano, Direttore dei Programmi Italia Europa di Save the Children. «Di fronte a questi dati non stupisce il fatto che molte giovani donne siano spinte a rinunciare o a rinviare sine die una maternità comunque desiderata». (Segue)

Al Sud probabilità più alte di nascere in famiglia povera - Inoltre, la povertà minorile cresce con il crescere del numero dei minori presenti in famiglia. Con la crisi, l'incidenza di povertà è aumentata dal 2006 del 2,7% per le famiglie con un minore (dal 14,9% al 17,6%), del 3,2% per le famiglie con due minori (dal 17,5% al 20,7%) e del 4% per le famiglie con tre e più minori (dal 32,3% al 36,3%, con un calo rispetto al 2008). Sebbene la media delle famiglie numerose sia scesa molto negli ultimi vent'anni, la loro incidenza rimane alta al Sud e nelle Isole dove supera il 10% (rispetto al 5,7% del Centro, e il 7% del Nord-Ovest).

Chi nasce nel Mezzogiorno ha una probabilità molto più alta di crescere in una famiglia povera. Se l'incidenza di povertà minorile è ben al di sotto della media nazionale nel Nord-ovest (10,9%), nel Nord-est (14%) e al Centro (13,2%), sfiora infatti il 40% al Sud (quasi 2 minori ogni su 5 sono poveri) e raggiunge il 44,7% nelle Isole. Ancora, ben il 58,4% dei bambini di cittadinanza straniera risulta povero, tre volte il valore che si registra tra gli italiani. Dato che raggiunge addirittura il 62,2% nelle famiglie con un solo genitore.

Non è tuttavia solo il reddito della famiglia a determinare la condizione di povertà di un bambino: il 18,6% dei minori in Italia soffre di deprivazioni materiali contro il 15,6% della popolazione totale. Nel 2010, ad esempio, in quasi tutte le regioni del Sud più di 1 famiglia con minori su 2 non poteva permettersi una settimana di ferie (il 60,7% in Calabria e il 59,6% in Sicilia), rispetto alla percentuale di deprivazione assai più bassa della Lombardia (25%). Inoltre il 5,5% delle famiglie con minori dichiarano di avere «difficoltà a fare un pasto adeguato almeno ogni due giorni». p>

L'incidenza di povertà minorile risulta assai più elevata se è a capo della famiglia una persona senza titolo di studio o con la sola licenza elementare (il 64,9%, cioè due minori su tre in questo caso sono poveri). Al crescere del titolo di studio diminuisce la povertà individuale: con la licenza media inferiore l'incidenza della povertà è del 31% che scende all'11,4% se il capofamiglia ha un diploma di licenza media superiore e al 6,5% se è laureato. Inoltre a un basso livello di istruzione dei genitori, in Italia, più che in altri paesi europei, corrisponde un basso livello d'istruzione dei figli, a sua volta fonte di povertà ed esclusione sociale: si stima che il 18,9% dei giovani tra 16 e 24 anni hanno conseguito soltanto il diploma di scuola media e non prendono parte ad alcuna attività di formazione. Circa il 30% degli iscritti alle scuole secondarie superiori inoltre non riesce a ottenere il diploma.

&q«Le povertà minorili sono indubbiamente aggravate dagli effetti della recessione mondiale - aggiunge Nieri - ma non nascono certamente oggi. Vengono da molto più lontano». Nel 2009 l'Italia investiva della propria spesa sociale nel comparto pensione quasi 5 punti percentuali in più del Pil rispetto alla Germania, e appena l'1,4% nel settore famiglie (contro una media Ue del 2,3%). Le iniziative a sostegno delle famiglie con minori varate negli ultimi anni (assegni di sostegno per le famiglie numerose, al nucleo familiare, Bonus Bebé, deduzioni fiscali per famiglie povere anche con bambini), hanno avuto «una portata molto limitata e scarsa efficacia». Secondo un'elaborazione Eurostat la quota di minori usciti dalla soglia del rischio grazie all'intervento pubblico è salita dal 3% del 2009 al 3,8% del 2010 - meno di 40 mila bambini e ragazzi - un dato assai lontano da quello di Inghilterra (14,5%), Francia (13,5%) o Germania l'11,1%, dove i trasferimenti sociali riescono ad allontanare dalla soglie di povertà un numero tre - quattro volte maggiore di bambini.